Il culto delle anime dei Decollati

Palermo è città di antiche tradizioni e grande religiosità popolare. Spesso progresso e tecnologia hanno contribuito a far cadere nell’oblio le tante storie della nostra città.
Sono storie, però, che non vogliono essere dimenticate e proprio quando sembra che nessuno sia più interessato a loro accade qualcosa che ricorda la forza delle tradizioni popolari.
Durante i lavori per la costruzione del tram, è stato fatto un ritrovamento che ha riportato in luce frammenti di religiosità, tradizioni e storia. Complice di tutto ciò un antico ponte, dal nome piuttosto evocativo: Ponte delle teste mozze.
Il ritrovamento è stato fatto in corso dei Mille, all’altezza di piazza Scaffa, nei pressi della chiesa Maria SS. del Carmelo ai Decollati.
Quell’antico ponte, vicino al quale si trovava una struttura usata per appendervi le teste dei condannati a morte, racconta il dolore e le lacrime di chi aveva perso i propri cari, ma anche di chi quelle anime decollate ha iniziato a venerarle.

Le anime dei Decollati hanno sempre fatto parte della devozione popolare. Forse un modo di vincere la paura, di dare ad un’esperienza terribile come quella della condanna a morte una valenza positiva per i vivi.
Sulla sponda sinistra del Fiume Oreto fu edificata una chiesetta dedicata alla Madonna del Fiume, oggi Maria SS. Del Carmelo ai Decollati. In questa chiesa trovarono riposo i corpi dei condannati a morte. Nella piazzetta davanti la chiesa si trovava una botola, il Carnaio, all’interno del quale gli uomini della Congregazione Maria SS. di tutte le Grazie riponevano quei corpi senza vita privati della testa. Il carnaio venne strappato alla chiesa da un’esondazione del fiume Oreto nel 1881. Tra quei corpi assassini, rivoltosi, ma anche vittime innocenti.

Le teste di questi corpi erano esposte all’interno di una piramide collocata davanti alla chiesa. Era un macabro monito affinché tutti potessero vedere cosa capitava a chi non rispettava la legge.
Di quel carnaio e di quella piramide oggi ne rimane traccia in un cippo funerario posto su Corso dei Mille che ricorda quelle anime dei corpi decollati.
Ancora oggi su quel cippo qualcuno porta dei fiori. Quelle anime non sono state dimenticate ed il loro culto non è caduto nel dimenticatoio. Erano anime bisognose di preghiera, così si sviluppò una particolare forma di devozione popolare.
Si instaurò con queste anime un “dialogo”. In cambio delle preghiere di cui avevano bisogno, queste anime dispensavano le grazie richieste.

Fino agli anni ’50 si svolgeva “il viaggio”, un rito per implorare una risposta da quelle anime.
Il lunedì o il venerdì, giorni sacri alle anime, come spiega il Pitrè, partiva una processione. A piedi nudi veniva recitato il rosario in processione fino alla chiesa dei Decollati. Venivano recitate anche delle orazioni alle anime e si attendeva una “risposta”, un segnale.

“Uomini e donne, giovani e vecchi, tutti hanno un voto, una preghiera, tutti qualche pratica religiosa da compiere per questi geni occulti del bene pronti a soccorrere chi li preghi di consiglio o di aiuto, chi cerchi ad essi un segno della sua sorte a venire”. Così Pitrè spiegava questo strano culto verso le anime dei decollati.

Tante le litanie a loro dedicate. Ne rimane memoria nei ricordi delle nonne, che ancora, dopo anni, continuano a dedicare preghiere a quelle anime in cerca di pace:

Armi d’i corpi dicullati,
tri’mpsisi, tri occisi, tri anniàti,
tutti novi vi junciti
e davanti all’Eternu Patri vi nni jiti;
ci cuntati li mei nicissitati
pri ‘nfinu ca la grazia mi facìti

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