Riflessione sul Vangelo di domenica 1 novembre

XXXI Domenica del Tempo Ordinario – 01 Novembre 2015

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore

Riflessione
di Angela Cappello

La lettura delle Beatitudini di Matteo ci invita a pensare alla felicità alla maniera di Gesù. Riflettendo sul brano del Vangelo capiamo che Gesù è la via della felicità, ma per chi lo ascolta e mette in pratica i suoi insegnamenti. Il messaggio evangelico ci vuol far comprendere che la vita non è facile, anzi… ci porta alcuni esempi: vi insulteranno, vi perseguiteranno, vi diranno ogni sorta di male, e tutto ciò è la reale situazione di oggi.
Le Beatitudini sono il cuore del messaggio di Gesù. Gesù ci insegna a perdonare sempre le ingiustizie, le cattiverie subite e ci insegna a pregare per i nostri nemici; Gesù quando era sulla montagna, non insegnava solo ai dodici apostoli, ma a tutta la gente riunita nel suo ascolto e tramite le Scritture
anche a noi. Le Beatitudini sono un annuncio del regno di Dio: beati i poveri, beati gli afflitti, i perseguitati…
Gesù ci fa comprendere sempre che è vicino ai piccoli, agli umili, agli emarginati, agli ammalati, ai carcerati, e se riflettiamo un momento siamo circondati da tanti di questi fratelli che si trovano nella sofferenza.
Non dobbiamo dimenticare i nostri fratelli profughi, lontani dalle loro terre e dalle loro famiglie. E noi, nella concretezza della vita, cosa facciamo per questi nostri fratelli? Dio ci invita ad essere per primi noi i puri di cuori, a non scoraggiarci davanti alle avversità della vita, ma a dare sempre il massimo di noi stessi, per la nostra salvezza, per ereditare il regno dei cieli.

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