15 novembre 2015 – Santi al di là del colore…

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Nel 1962 Giovanni XXIII canonizzava Martino de Porres, figlio di un funzionario del governo spagnolo in America Latina, Juan de Porres, e di una schiava nera, Anna Vasquez di cui Juan era perdutamente innamorato.

Juan de Porres avrebbe voluto portare allʼaltare la sua dolcissima Anna, ma le strane leggi ecclesiastiche di allora non consideravano valido il matrimonio fra una schiava e un uomo libero. Come si potesse conciliare questa mentalità con gli insegnamenti del Vangelo e delle altre Scritture non è possibile capirlo.
Fra 40 anni i nostri posteri si meraviglieranno come mai oggi l’ Autorità ecclesiastica, nonostante la lodevole e diversissima prassi delle Chiese antiche e delle Chiese orientali, proibisca una benedizione di tolleranza e la possibilità di accedere allʼEucaristia per qualsiasi fenomeno di nuova
famiglia, per quanto stabile e collaudata, dopo un matrimonio valido.
Forse un giorno qualche Papa chiederà perdono di quante sofferenze si è stati causa per questa strana e miope rigidità. Per fortuna Anna Vasquez ebbe Fede in Dio e seppe educare, anche con la collaborazione del loro padre che non volle con sé la ragazza per non rovinarsi la carriera, seppe educare cristianamente e saggiamente non solo Martino, ma la sorellina Giovanna nata qualche anno dopo.

Martino de Porres, a differenza del padre che non seppe coniugare lʼamore con il coraggio e lʼanticonformismo, fu sempre orgoglioso di stare in compagnia con la madre e di presentarla alle personalità che andava conoscendo, dopo il suo ingresso nellʼordine domenicano e quando la fama della sua santità, della sua saggezza e della sua umiltà raggiunse perfino le orecchie e il cuore del Viceré che se lo scelse come consigliere spirituale.

Martino de Porres fu un vero figlio del Vangelo. Per lui ogni uomo era figlio di Dio e non ebbe mai complessi per la sua pelle scura. Aiutava tutti, nobili e popolani, non si creò mai nessun problema quando non vollero ammetterlo i primi anni ai voti per la sua duplice “anomalia” di mulatto e di figlio illegittimo. Amava Dio e serviva i poveri. Arrivò perfino a curare 60 confratelli ammalati di peste contemporaneamente. Non si confuse e li aiutò tutti quanti a guarire.
Studiando, durante lʼadolescenza, presso un barbiere-chirurgo, era divenuto abilissimo negli interventi sul corpo umano e curava le anime e i corpi con lo stesso impegno e con grande disinvoltura. Di giorno serviva i poveri e curava i malati e di notte pregava davanti allʼEucaristia con il fervore di un angelo.
Un vero modello per italiani e stranieri…
I santi ci sono ancora.

Giacomo Ribaudo

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